L’Isis sta tornando e il rischio che ciò possa accadere è altissimo. È questo l’avvertimento lanciato dalla Cina per bocca di un alto funzionario, secondo cui, nonostante sia stata sconfitta in Iraq e Siria, l’organizzazione terroristica più temuta al mondo si starebbe riorganizzando per ripresentarsi in Medio Oriente. A parlare è stato Xie Xiaoyan, l’inviato speciale cinese in Siria, che ha spiegato ai giornalisti e all’Onu come mai come ora c’è “il pericolo che le organizzazioni terroristiche come l’Isis vengano rianimate” perché “vediamo suoi segni di rinascita in alcuni luoghi”. Xie non ha specificato quali siano questi segni, ma è stato piuttosto severo nel lanciare un monito che l’Occidente deve ascoltare al più presto

L’avvertimento di Pechino

Il riferimento principale è ovviamente alla Siria, dove il processo di pacificazione del territorio procede a singhiozzo. Ufficialmente l’Isis è stato tolto di mezzo ma permangono evidenti nodi nel rapporto politico tra il governo di Damasco e l’opposizione, soprattutto riguardo a come porre fine alla guerra civile. I terroristi islamici, secondo le informazioni cinesi, stanno covando sotto le ceneri della loro disfatta per tornare più forti di prima, approfittando delle crepe tra le fazioni presenti nello Stato siriano. La proposta della Cina è una: proseguire la lotta al terrorismo, che deve essere continuata e non interrotta. “La comunità internazionale – ha aggiunto come monito Xiaoyan, come riportato da Reuters – dovrebbe prestare attenzione a questo avvertimento preventivo”.

Il governo cinese e il terrorismo islamico

La Cina conosce bene il problema legato al terrorismo islamico, visto che si è occupata a più riprese del presunto pericolo rappresentato dalla minoranza degli uiguri nella regione occidentale dello Xinjiang. Molti uiguri hanno viaggiato in modo clandestino in Siria e in Iraq, per combattere insieme ai gruppi islamisti operanti nell’area. Lo Stato Islamico, inoltre, ha ucciso almeno un ostaggio cinese e ha più volte minacciato di attaccare la Cina con attentati terroristici. Per questo motivo Pechino ha usato il pugno duro nello Xinjiang per cercare di sradicare alla radice il problema del fondamentalismo religioso, creando un sistema di controllo a tratti oppressivo per la popolazione locale.

I nodi siriani e le preoccupazioni americane

Per quanto riguarda la Siria, Pechino ha più volte sollecitato una soluzione diplomatica alla guerra civile attualmente in corso, anche se il governo cinese ha sempre dichiarato e confermato di supportare Damasco, sia nella lotta contro il terrorismo, sia in quella per il mantenimento della sovranità territoriale. La Cina ha poi proposto una soluzione suddivisa in tre punti: trovare al più presto un accordo politico tra Assad e ribelli, intensificare gli sforzi antiterrorismo nella regione e ricostruire l’economia del paese. Certo è che se l’Isis dovesse davvero tornare, come anticipato da Xie Xiaoyan, questo sarebbe un problema enorme per l’Europa ma anche per gli Stati Uniti. A Washington, Trump è alle prese con diverse magagne in politica estera, tutti problemi che rischiano di danneggiare la campagna elettorale del tycoon per le elezioni presidenziali del 2020. Dopo essersi vantato a più riprese per aver risolto il problema Isis, The Donald rischia di venire smentito dai fatti. E questa non sarebbe certo una bella pubblicità per la sua riconferma alla Casa Bianca.

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