Nemmeno la ricorrenza dei cento giorni dal suo rapimento è bastata a far tornare i riflettori sulla cooperante rapita in Kenya la notte tra il 20 novembre scorso a Chakama, nella contea di Kilifi. Silvia Romano, 23 anni, sarebbe ancora in mano a una cellula terrorista somala affiliata ad gruppo jihadista 4 Al Shabaab. Nonostante gli errori grossolani e le numerose tracce lasciate dai rapitori – intercettati tramite le celle telefoniche e ipoteticamente identificati dalle autorità locali – né la polizia keniota né la Farnesina e i sui emissari hanno più diramato alcuna notizia sulla ragazza che è in ostaggio da oltre cento giorni.

Quello che era stato inizialmente classificato come un rapimento “lampo” per ottenere un eventuale riscatto e finanziare la milizia, trattenendo l’ostaggio in un’area remota tra la fitta vegetazione come covo “temporaneo” della cellula terrorista, si è invece dimostrato un rapimento a lungo termine che potrebbe anche iniziare a far dubitare dell’incolumità della giovane cooperante milanese; di cui secondo le informazioni a disposizione non si avrebbe alcuna traccia dal 21 gennaio, data nella quale la polizia keniota attraverso il suo comandante, Noah Mwivanda, asseriva che la cooperante fosse ancora detenuta nella foresta nell’area del fiume Tana, viva, e in attesa di liberazione in cambio del pagamento di un riscatto da parte del governo italiano.

Nonostante i numerosi arresti effettuati dalle autorità keniote, nulla avrebbe ricondotto al covo degli estremisti jihadisti che non avrebbero più preso contatti per il riscatto della giovane donna, secondo alcune fonti che alludono ad una fase di stallo. L’arresto chiave di uno dei rapitori, secondo le autorità, Ibrahim Adan Omar, trovato in possesso di un fucile d’assalto Ak-47con diversi caricatori non è servito a stringere il cerchio e individuare gli altri sequestratori che sarebbero ancora alla macchia, forse anche fuori dal Kenya, e terrebbero ancora in ostaggio la ragazza della quale erano state ritrovata le ciocche di capelli bionde nella foresta a nord di Malindi, probabilmente tagliate per non far riconoscere la ragazza a  eventuali testimoni.

La ragazza si potrebbe trovare infatti in Somalia, base della milizia jihdista che continua a controllare parte di Mogadiscio e che potrebbe, secondo alcune nuove piste, tenere in ostaggio la ragazza per rivalersi su alcune attività italiane che interessano la capitale somala (secondo il Manifesto).

La Farnesina starebbe tenendo “il più stretto riserbo sulla vicenda nell’esclusivo interesse della connazionale” secondo le dichiarazione rilasciate alla stampa che sta chiedendo aggiornamenti sul sequestro, e questa strategia del silenzio del Ministero degli Esteri , come delle autorità keniote, potrebbe celare sia uno stallo nelle trattative, sia una scelta quanto mai ponderata che terrebbe volutamente distante dai riflettori gli sviluppi per scoraggiare i sequestratori ad alzare la posta in gioco e facilitare agli agenti italiani la trattativa per il rilascio dell’ostaggio.

Attualmente sono 4 i nostri connazionali vittime di rapimenti da bende e cellule terroriste del quale non si hanno notizie: Pier Luigi Maccalli rapito in Niger il 17 settembre 2018 da quello che è stato definito un nuovo fronte jihadistadagli 007 francesi, Luca Tacchetto scomparso in Burkina Faso e padre Paolo Dall’ Oglioche invece secondo alcune indiscrezioni della stampa britannica sarebbe in mano a quel che resta dell’Isis nella sacca di resistenza siriana.

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