Non si placa l’ondata di arresti legati al terrorismo islamico che sta interessando tutta la Spagna.

Nell’ultima settimana, Madrid in particolare è stata teatro di un’importante retata della polizia spagnola, che ha messo fine a una cellula jihadista composta di tre cittadini marocchini, Rachid El Omari, Mohammed Chaou e Mustapha El Omari. I tre, che dividevano un appartamento nel quartiere di Las Delicias, nella capitale spagnola, avevano 32, 33 e 38 anni. In particolare uno, Rachid El Omari, è quello che la polizia spagnola aveva da tempo messo sotto stretta osservazione perché più pericoloso e più legato ai siti di propaganda jihadista che infestano internet, tanto da ritenerlo direttamente affiliato allo Stato Islamico. Gli investigatori hanno trovato, all’interno dell’appartamento, manuali sul jihad, da quelli ideologici a quelli più tecnici, sulle modalità di attuazione di un piano terroristico. Uno di questi manuali, rinvenuto nei siti internet legati all’Isis, informava sull’uso di internet per fini jihadisti e, in generale, sul “terrorismo tecnologico”.  Fonti del dipartimento di polizia di Madrid hanno assicurato che i tre sarebbero stati presto operativi per compiere un attentato nella capitale.

Il Ministero dell’Interno di Spagna ha attivato nelle ultime settimane un piano di retate di ampia portata per catturare il maggior numero di sospetti jihadisti o di predicatori. A far temere un possibile attacco nella capitale spagnola è in particolare la presenza del World Pride 2017, l’evento che raccoglie centinaia di migliaia di attivisti omosessuali di tutto il mondo. Con una settimana di eventi e marce, il rischio che qualcuno voglia ripetere quanto messo in atto a Londra, Parigi o Manchester, o anche a Orlando. Per questo, il Ministero dell’Interno ha attivato un piano preventivo di arresti al fine di evitare qualsiasi tipo di minaccia.

La lotta al terrorismo islamico in Spagna sta accelerando nell’ultimo anno, con arresti continui in ogni parte della Spagna, in particolare Madrid, Barcellona, Ceuta e Melilla. Dal giorno in cui il governo ha diramato l’ordine di massima allerta in tutto il Paese, e cioè dal 26 giungo del 2015, le detenzioni per attività legate al terrorismo islamico e alla predicazione di messaggi jihadisti sono stati 172. Ma già prima dell’innalzamento del livello di allerta, soltanto nel 2015 gli arresti per attività terroristiche di matrice islamica sono stati più di quaranta. Un livello di allerta che, in qualunque caso, la Spagna ha deciso di non abbassare, almeno questo è quanto trapela dalle parole di Juan Ignacio Zoido, Ministro dell’Interno del governo di Mariano Rajoy, che ha anzi affermato di voler continuare questo tipo di attività di prevenzione utilizzando i poteri dati dall’innalzamento del livello di guardia.

Il governo Rajoy ha deciso di intraprendere una strada particolarmente dura nei confronti del radicalismo islamico, consapevole che la Spagna è un Paese di frontiera in termini di jihadismo. Da Ceuta e Melilla giungono continuamente notizie di arresti di persone accusate di essere vicino allo Stato Islamico o Al Qaeda nel Maghreb, ma anche le grandi metropoli soffrono una crescente radicalizzazione. I siti legato allo Stato Islamico non hanno mai nascosto di considerare la Spagna come un obiettivo della propria guerra del terrore, e la riconquista di “Al-Andalus”, la Spagna musulmana, fa parte dell’iconografia della propaganda islamista. Se è evidente che si tratta di messaggi propagandistici, fatti apposta per provocare l’emozione dei propri seguaci, l’obiettivo dello Stato Islamico è comunque quello di raggiungere tutti quanti i potenziali terroristi nel mondo, ed è chiaro che invocare la Spagna islamica può inevitabilmente creare le condizioni perché qualche cosiddetto “lupo solitario” colpisca. Ed infatti, pur non avendo prova di attacchi imminenti, l’aumento degli arresti di persone potenzialmente in grado di mettere in atto un attentato nel cuore delle città spagnole è un dato evidente.

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