Il 29 giugno del 2014 Ibrāhīm ʿAwed Ibrāhīm ʿAlī al-Badrī al-Sāmarrāʾī, noto con il nome di battaglia di Abu Bakr al Baghdadi, venne proclamato Califfo dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Cinque giorni dopo Al Baghdadi si mostra nella grande moschea al-Nuri, a Mosul e il mondo da quel momento capisce che nel cuore del Medio Oriente è nato uno Stato del terrore. Qualche settimana prima, tra il 4 e 10 giugno, i suoi uomini avevano conquistato la città, combattendo molto poco, aiutati dalla repentina ritirata di massa dell’esercito iracheno. Sei mesi prima, in gennaio, un altro centro iracheno, Fallujah, era caduto nelle mani delle bandiere nere che poi si erano estese anche a Ramadi. Da quel momento, per quattro anni, le battaglie contro lo Stato del terrore hanno occupato le pagine della cronaca.

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Nell’estate di quell’anno si documentò il grande massacro compiuto dai miliziani contro il popolo yazida nei pressi del massiccio di Sinjar. Allo stesso tempo, dall’altra parte di quello che fu il confine immaginato da inglesi e francesi dopo la sconfitta dell’Impero ottomano, in Siria, i massacri e le conquiste andarono avanti. Nel maggio del 2015, ad esempio, l’esercito di Damasco perse il controllo del centro storico archeologico di Palmira. Nel frattempo, sempre in quell’anno, inizia una nuova ondata di attentati sul suolo europeo. Il 7 gennaio un commando di jiadisti assalta la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo a Parigi uccidendo 12 persone. Si tratta di tre attentatori legati a un ramo periferico di Al Qaeda, Aqap, la sigla che opera in Arabia Saudita e Yemen. Da quel momento, per tre anni, l’Europa viene attaccata con una frequenza mensile. Arrivano le stragi di Parigi (130 morti), Bruxelles, Nizza, Berlino, San Pietroburgo, Stoccolma, Manchester e Barcellona. I morti, nel giro di quattro anni, arrivano a quota 351. È la stagione dei terroristi “Made in Europe”, lupi solitari e dei foreign fighter che partono in massa per raggiungere Siria e Iraq per combattere dalla parte del Califfo.

Gli stimoli e le storie di quel periodo sono fluite nei media ad una velocità tale che spesso diventava impossibile tenere le fila di quello che succedeva. Diventava impossibile comprendere fino in fondo la portata del fenomeno. Il progetto, battezzato con il nome di Data Jihad, è nato con l’obiettivo di mostrare cos’è stata, e cos’è tuttora, quella stagione.

Per farlo abbiamo utilizzato tutti i database disponibili. Per raccontare l’Africa ci siamo appoggiati all’Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED). Mentre per gli eventi in Siria abbiamo usato all’Integrated Conflict Early Warning System (ICEWS) una raccolta di eventi globali realizzata dalla DARPA in collaborazione con la Lockheed Martin. Ci siamo appoggiati anche Global Terrorism Database (GTD) dell’università del Maryland che ha catalogato gli episodi di terrorismo degli ultimi quarant’anni. Tra i dati raccolti abbiamo usato diverse fonti primarie come i comunicati ufficiali dell’aviazione americana. Ci siamo anche appoggiati a documenti e studi redatti da diversi soggetti come il Parlamento europeo, l’Europol, e vari think tank prestigiosi come il Center for Strategic and International Studies (CSIS), l’International Crisis Group, Financial Action Task Force (FATF), il Council on Foreign Relations (CFR), il Washington Institute, il Soufan Center (TSC) e molti altri.

Una raccolta di articoli e approfondimenti che aiutino comprendere i rischi che l’Occidente ha corso e continua a correre, cercando anche di individuare i cambiamenti che quelle organizzazioni hanno attraversato e continuano ad attraversare.

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Abbiamo scelto una struttura che aiuti i lettori ad orientarsi per capire quali sono i gruppi coinvolti in questi fenomeni, dall’Isis a Boko Haram passando per la galassia di al Qaeda e ai gruppi affiliati; quali sono i Paesi in cui questi gruppi hanno operato e sono prosperati, il caos libico e siriano, la guerra senza fine in Afghanistan e la difficile situazione dell’Iraq. Ma abbiamo anche avuto l’ambizione di raccontare quali sono state le azioni che la Comunità internazionale ha adottato contro di loro, in particolare nelle operazioni della Coalizione a guida americana e nell’intervento russo in Siria.

Il tutto senza mai dimenticare la prospettiva futura, in modo da cogliere anche quelli che saranno gli sviluppi e i nuovi rischi. Gli articoli e progetti che usciranno dal 29 giugno fino a metà luglio, con cadenza giornaliera per creare un percorso che aiuti i lettori ad avere uno sguardo a 360 gradi sul terrorismo. Data Jihad nasce come collettore di storie e dati, che diventino un osservatorio continuo sul fenomeno e che si possa arricchire anche con i dati di altri gruppi e altre aree minacciate.

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