Lo Stato islamico si sta riorganizzando in Iraq e diversi segnali indicano che il gruppo radicale continuerà, probabilmente, a costituire una minaccia per Baghdad anche negli anni a venire. Esponenti dei servizi segreti curdi e occidentali hanno riferito alla Bbc che gli attacchi dei jihadisti stanno aumentando e che la loro insurrezione è piuttosto sofisticata. Lahur Talabany, ai vertici dell’intelligence curda, ha affermato che i militanti dello Stato islamico sono più pericolosi ed abili di quelli di Al Qaeda e che hanno grandi risorse economiche a loro disposizione. Il denaro consente ai jihadisti di acquistare armamenti, scorte di cibo, veicoli ed armi e secondo Talabany la fase di ricostruzione locale, necessaria dopo la sconfitta subita da parte tanto delle forze curde quanto di quelle irachene, sarebbe terminata.

Una seria minaccia

L’esponente dei servizi curdi ha inoltre parlato di un nuovo Stato islamico, meno interessato ad esercitare il controllo territoriale per evitare di divenire un obiettivo di attacchi esterni e più intenzionato ad agire sottotraccia, sfruttando come base le remote montagne di Hamrin: l’instabilità politica irachena e l’insoddisfazione dei sunniti, infine, rischiano di fomentare ulteriormente le attività dei radicali. L’intelligence curda stima che lo Stato islamico abbia circa 10mila membri in Iraq di cui 4-5mila guerriglieri e altrettante cellule dormienti e simpatizzanti. Secondo il brigadier generale William Seely, a capo della Task Force in Iraq, le forze di Baghdad e quelle curde sarebbero più preparate che in passato e maggiormente in grado di affrontare la minaccia dei jihadisti. Il problema di fondo della situazione irachena è che le tensioni tra i sunniti e gli sciiti, ricorrenti nel corso dei decenni, aggravano la situazione di instabilità del Paese e rinforzano le capacità organizzative dello Stato Islamico, che può sfruttare la rabbia della popolazione sunnita per aumentare le proprie capacità di reclutamento ed andare a costituire una minaccia ancora maggiore nei confronti di Baghdad.

Le prospettive

Le campagne militari su scala locale, condotte tanto dalle forze curde quanto da quelle irachene, possono incidere sulla forza numerica del gruppo e sulle sue capacità organizzative ma non possono riuscire a drenarne, in maniera stabile e definitiva, le capacità di reclutamento e di attrazione che, evidentemente, sono strettamente legate al permanere di problematiche nel quadro politico locale. L’Iraq, infatti, continua ad essere attraversato e condizionato da una serie di fratture interne, come ad esempio l’irrisolta questione dei curdi, le proteste di piazza e la minoranza sunnita, che non consentono alla nazione di voltare pagina in maniera definitiva e di riuscire a fare quel salto di qualità che potrebbe consentire all’esecutivo di guardare avanti spiazzando i terroristi. L’impressione è che, ancora per molti anni e fintanto che le problematiche del Paese non saranno risolte, lo Stato islamico ed altri gruppi radicali continueranno a costituire una minaccia significativa e fluttuante, alternando periodi di maggiore attivismo ed altre fasi di attività sottotraccia, nei confronti della popolazione irachena e dei suoi esecutivi. Il timore, dunque, è che la fase di relativa quiescenza dell’Isis sia sul punto di terminare e che ci si debba preparare ad un suo possibile ed ingombrante ritorno sulle scene.

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