A nord c’è l’attività mai domata dei gruppi jihadisti. A partire da Boko Haram, oggi per la verità in difficoltà e soppiantato dall’Iswap, sigla di Stato Islamico dell’Africa Occidentale. A sud invece c’è l’attività forse ancora più difficile da intercettare delle piccole bande di criminali comuni, i quali agiscono contro occidentali e religiosi per avere un riscatto. In Nigeria celebrare il Natale appare molto pericoloso. Spostarsi per andare in chiesa, sia nelle regioni settentrionali che in quelle meridionali, potrebbe rappresentare un’insidia per la propria incolumità. E questo dà l’idea di come, ancora oggi, per milioni di cattolici festeggiare la natività appaia quasi una chimera.

La presenza cristiana in Nigeria

C’è un dato su tutti che testimonia la diffusione del cattolicesimo nel più popoloso Paese africano: i battezzati ammontano circa a 46 milioni, una minoranza su una popolazione di 250 milioni di persone, ma la comunità da sola ha tanti fedeli quasi quanto in Italia. La chiesa nigeriana è per questo tra le più importanti d’Africa e una delle più influenti del continente.

La Nigeria è tradizionalmente distinta in due parti sotto il profilo religioso: il nord a maggioranza musulmana, il sud invece a maggioranza cristiana. Ed è qui che risiedono buona parte dei cattolici nigeriani, anche se non mancano comunità nelle regioni settentrionali. Una distinzione, quella interna alla società nigeriana, grossomodo rispecchiante una storica divisione in diverse aree culturali del Paese.

Quei rapimenti così costanti in tutto il 2022

Fino a pochi anni fa, si pensava che il sud della Nigeria fosse sicuro per i fedeli cattolici e cristiani in generale. Durante gli anni di massima espansione di Boko Haram, in molti hanno preferito scappare dalle regioni settentrionali e rifugiarsi in quelle meridionali. Adesso invece la situazione sembra farsi preoccupante anche in quelle aree tradizionalmente lontane dal fenomeno jihadista.

Nel corso del 2022 sono stati più di venti i rapimenti contro sacerdoti e fedeli cattolici. Lo ha denunciato già a ottobre Alessandro Monteduro, a capo dell’associazione Aiuto Alla Chiesa Che Soffre, in occasione del rapimento di padre Padre Joseph Igweagu. Episodi che hanno spesso riguardato preti sorpresi all’interno delle parrocchie oppure di ritorno da funzioni religiose.

Il movente il più delle volte riguarda tentativi di rapine da cui prendere un discatto. A testimoniarlo anche un’operazione, compiuta a metà dicembre, da parte dell’unità antirapimento. Le forze speciali hanno fatto irruzione in una località dello Stato di Abia, sempre nel sud del Paese, liberando due donne prigioniere e uccidendo almeno quattro membri di un gruppo di malavitosi dedito ai rapimenti. Le donne liberate aspettavano di essere liberate tramite un riscatto. La banda sgominata, così come accertato dalle autorità, era specializzata nel rapire occidentali e sacerdoti, due categorie considerate in grado di poter portare “in dote” dei riscatti.

I rapimenti contro membri del clero cattolico sono oramai quasi all’ordine del giorno. L’ultimo, come denunciato da VaticanNews, ha avuto suo malgrado protagonista don Sylvester Okechukwu, della diocesi di Kafanchan. Il Natale in Nigeria sarà nel segno della preghiera per chi è ancora nelle mani dei rapitori. Ma anche nel segno del forte timore di finire nel mirino di una malavita sempre più organizzata e sempre più forte, in grado di sfruttare la debolezza sia dell’economia che dello Stato nigeriano.

La guerriglia islamista

Da non dimenticare poi le sorti delle comunità cristiane del nord del Paese, quelle martoriate dell’islamismo. Boko Haram sta lasciando spazio all’Iswap, ma questo non vuol dire avere meno violenze. Anzi, i membri del gruppo jihadista emergente hanno più volte assaltato parrocchie, villaggi a maggioranza cristiana e luoghi frequentati da civili cristiani. Una violenza circa e in grado di prendere di mira indiscriminatamente chiunque non sposi la retorica estremista.

Anche in questo Natale si temono attentati durante le celebrazioni più sentite. Del resto nel 2022 non sono mancati gravi episodi in tal senso, sia nel nord che nel sud. Come nel caso della strage attuata durante la domenica di Pentecoste nella Chiesa di San Francesco Saverio di Owo, nello Stato di Ondo. Lì l’attentato è costato la vita a cinquanta persone. Le autorità hanno arrestato presunti membri dell’Iswap ad agosto, ma al momento non è stato avviato alcun processo.

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