Ci sono milizie islamiste che stanno combattendo in queste settimane a Tripoli? Questa è la domanda che più inquieta diversi osservatori, specie perché si parla di un paese quale la Libia che dalla caduta di Gheddafi vede il proliferare di movimenti islamisti e jihadisti, oltre che dello stesso Isis che nel 2016 per qualche mese prova a fondare un califfato a Sirte.

Nei giorni scorsi una giornalista nostra connazionale rivela da Tripoli l’esistenza di alcune milizie islamiste che combattono al fianco delle forze di Al Sarraj. Lei è Vanessa Tomassini, che già da diversi anni segue dalla capitale libica il conflitto che attanaglia il paese. Il suo articolo pubblicato su SpeciaLibia.it, nel paese nordafricano diventa subito virale e tradotto per diverse televisioni locali: il pezzo suscita scalpore nei media libici, sia tra chi sostiene Al Sarraj e tra chi appoggia Haftar. Ai nostri microfoni, la stessa Tomassini parla per l’appunto del rischio terrorismo legato ai combattimenti per la presa di Tripoli.

“Sul fronte è evidente la presenza di Ansar al-Sharia”

“L’offensiva di Haftar e la paura di perdere i propri interessi ha risvegliato vecchie e nuove alleanze, che si sono riversate al fronte contro il nemico comune”. È questa la prima considerazione che emerge dalla conversazione con Vanessa Tomassini, la quale arriva a Tripoli lo scorso 5 aprile, meno di 24 ore dopo dall’avvio dell’offensiva del generale uomo forte della Cirenaica sulla capitale. “Alle forze allineate al Governo di Accordo Nazionale, che includono l’esercito nazionale e la Tripoli Protection Force, composta dalla Brigata dei Rivoluzionari, dalla Sicurezza Centrale di Abu Selim (Gnewa), la Brigata al-Nawasi e le forze Speciali di Deterrenza (Rada) – chiarisce la giornalista italiana – si sono aggiunti ‘volontariamente’ gruppi islamisti come quello di Salah Badi, misuratino leader di Libya Dawn, ma anche cellule e simpatizzanti di movimenti più estremisti. Ma gruppi estremisti risultano anche tra le fila dell’Lna che vede dalla sua i makhdalisti”.

Dunque, il quadro vede l’emersione di gruppi integralisti in entrambe le parti in lotta. A Tripoli, in particolar modo, la necessità di respingere Haftar chiama a raccolta tutti i gruppi che vedono nell’Lna il nemico comune, comprese dunque le forze più integraliste e già in passato accusate di portare avanti posizioni jihadiste: “Molte di queste milizie hanno forti legami, o sono un derivato, dell’ormai disciolto Libyan Islamic Fighting Group (Lifg), un movimento considerato terroristico da Uae, Arabia Saudita, Egitto e Bahrain – aggiunge Vanessa Tomassini – Altri, non sempre schierati dalla parte del Gna, ricevono ordini e sostegno dai Fratelli Musulmani, i nemici giurati del maresciallo Haftar”.

Ma a destare maggiore scalpore nell’articolo della giornalista italiana, è l’emersione della presenza sul fronte di Ansar Al Sharia, il temibile gruppi jihadista nato in Cirenaica ed espulso dalla regione proprio da Haftar nell’ambito dell’operazione cosiddetta “dignità”. Quella di Ansar Al Sharia, tra le milizie integraliste libiche, è il più pericoloso: capace di riorganizzarsi fuori dalla sua regione di origine, negli anni il gruppo viene segnalato in Tripolitania e molti suoi membri risultano anche nella capitale. “Un giovane di Abu Selim ha affermato che Ansar al-Sharia, al-Qaeda e Daesh in Libia sono la stessa cosa – afferma infatti Tomassini – Sebbene non sia proprio così dal punto di vista accademico, la sua testimonianza trova conferma nel fatto che le Nazioni Unite hanno designato Ansar al-Sharia Bengasi e Ansar al-Sharia a Derna nell’elenco delle Entità e altri gruppi e imprese associate ad Al Qaeda il 19 novembre 2014″.

Secondo la giornalista italiana, Ansar Al Sharia starebbe combattendo contro Haftar nell’estrema periferia sud di Tripoli. Lungo quella linea del fronte, Tomassini rintraccia diversi giovani che scappano dai combattimenti al fianco delle forze di Al Sarraj proprio perchè timorosi di ritrovarsi fianco a fianco con i jihadisti di Ansar Al Sharia.

La conferma del rischio terrorismo

Le forze jihadiste quindi sono impegnate, secondo questa ricostruzione, nel pantano militare alle porte di Tripoli. Tomassini riesce a raccogliere diverse testimonianze che confermano tale situazione, pericolosa per la Libia ma rischiosa pure per l’Europa, la quale potrebbe vedere il consolidarsi di gruppi estremisti lungo le coste nordafricane. “Molte delle persone impegnate sul fronte di Tariq al Matar appartenenti alla Tripoli Revolutionaries Brigade e ad altre milizie della Tripoli Protection Force, hanno dichiarato di non andare al fronte vista la presenza di elementi di Ansar al-Sharia”, specifica Tomassini, che nelle ultime settimane vede la fuga dal fronte di parecchi giovani proprio per il motivo sopra sottolineato.

“Le mie affermazioni hanno fatto molto discutere in quanto sono state viste come un attacco al Governo di Accordo Nazionale, che teme di veder venir meno il supporto internazionale che ancora lo tiene in vita, o come una propaganda pro-Haftar, ma in realtà non è così – specifica la giornalista italiana – La presenza di terroristi è stata confermata anche dal premier al Serraj, avvertendo il Governo italiano di possibili arrivi tra i migranti pronti a partire verso le coste europee”.

In poche parole, la presenza di terroristi lungo il fronte di Tripoli preoccupa le stesse autorità tripoline impegnate in questi giorni nella difesa della città dagli attacchi di Haftar. Una situazione che conferma come, di fatto, l’instabilità della Libia nuoce a tutti: ai libici in primis, ma anche all’intera area del Mediterraneo. Il rischio più forte è che un paese così fortemente segnato dal conflitto, diventi fucina di gruppi integralisti e campo di addestramento per migliaia di terroristi in fuga anche dalla Siria.

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