Un’esplosione o forse anche due. Al momento la dinamica di quanto accaduto ieri, mercoledì 11 gennaio, a Kabul, nei pressi della sede del ministero degli Esteri, è poco chiara. Di certo però c’è che ancora una volta la capitale afghana è stata costretta a fare un tragico conto delle vittime. La polizia talebana parla di almeno cinque morti, ma alcuni testimoni su Twitter hanno riferito di un bilancio che potrebbe essere più grave, forse anche 20 vittime.

L’ospedale di Emergency, uno dei più importanti della zona, ha riferito di aver curato almeno 40 feriti. L’attentato avrebbe avuto come obiettivo proprio la sede del ministero degli Esteri. Il tutto quindi è destinato a gettare ulteriore ombra sul governo dei talebani. Gli studenti coranici avevano promesso, con il ritorno al potere nell’agosto 2021, maggior rispetto dei diritti e maggior sicurezza. La prima promessa sembra essere stata disattesa da tempo. L’altra, quella forse a cui si è dato più credito, sta rischiando anch’essa di fallire.

L’attentato a Kabul

Jagoda Grondecka, giornalista polacca presente a Kabul, non sembra avere dubbi. Su Twitter ha scritto che l’attacco ha preso di mira il ministero degli Esteri. L’esplosione è avvenuta infatti mentre i dipendenti uscivano dai propri uffici. Ed è tra di loro che si registrerebbe un alto numero tra morti e feriti. Testimoni hanno parlato anche di una seconda esplosione, udita subito dopo la prima. Forse quindi si è verificato un doppio attacco, con l’intento di colpire chi si era dato alla fuga dopo aver sentito il primo boato.

A entrare in azione sarebbe stato almeno un kamikaze. Una modalità di attentato quindi che richiama subito all’Isis. Ma è presto per altre valutazioni in tal senso. Al momento a Kabul si sta cercando di capire cosa è accaduto e qual è il bilancio dell’ennesimo tributo di sangue patito dalla città a causa del terrorismo. Khalid Zadran, portavoce della polizia talebana, ha parlato ufficialmente di cinque vittime e di una sola esplosione. “Un’esplosione è avvenuta oggi sulla strada del ministero degli Esteri – si legge in una sua dichiarazione diffusa dalla stampa locale – a seguito della quale cinque civili sono stati martirizzati e molti altri sono rimasti feriti”.

Un autista dell’Afp impegnato in zona nel momento dell’attentato, ha riferito di aver nitidamente visto almeno un kamikaze in azione. “Stavo aspettando in macchina – si legge nella sua testimonianza rilasciata alle agenzie – quando ho visto un uomo con un kalashnikov in spalla e con una borsa. È passato davanti alla mia macchina e dopo pochi secondi c’è stato un forte scoppio. Ho visto quest’uomo farsi esplodere”.

La crescita del terrorismo in Afghanistan

L’attacco odierno è avvenuto in una Kabul già molto provata dal terrorismo. Lo scorso 12 dicembre, un commando dell’Isis ha preso di mira un hotel della capitale afghana dove erano presenti alti comandi talebani e uomini d’affari stranieri. Probabilmente cinesi, almeno stando alla rivendicazione dell’Isis rilasciata subito dopo l’attentato. Esplosioni, colpi di mitra e assalti nelle stanze degli ospiti hanno provocato quel giorno complessivamente 3 morti e 21 feriti. Un bilancio che poteva essere ancora più grave.

Il primo gennaio invece un’esplosione ha coinvolto uno degli ingressi dell’aeroporto militare di Kabul. In quel caso non c’è stata rivendicazione, ma tutto porta a pensare ancora una volta all’Isis. Continui attacchi quindi, segno di una costante destabilizzazione del quadro afghano. Lo scontro tra i talebani e lo Stato Islamico, qui attivo con il gruppo denominato Isis-K, precede l’arrivo degli studenti coranici al potere, ma adesso sta assumendo dimensioni ancora più gravi.

Nuove grane per i talebani

L’aumento dell’aggressività dell’Isis preoccupa i talebani più dell’attuale isolamento internazionale. Il gruppo, tornato al potere a Kabul un anno e mezzo fa, ha sempre puntato sulla sicurezza. Porre fine alla guerra e alla destabilizzazione ha rappresentato in qualche modo il biglietto da visita con cui, complessivamente, il Paese ha accettato il ritorno degli studenti coranici.

Tuttavia, con una capitale che in un mese ha subito tre attentati, gli studenti coranici non possono rivendicare alcuna promessa mantenuta. Con tutte le conseguenze politiche del caso. Anche perché non è detto che i talebani abbiano la forza necessaria per contrastare l’avanzata dei gruppi locali dell’Isis.

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