Il 4 luglio del 2014, il Califfo Al Baghdadi, leader del sedicente Stato Islamico, apparve per la prima volta in un video. Dal pulpito della grande moschea di Mosul, il leader jihadista proclamò la nascita del Califfato in Iraq e rivolse un messaggio a tutti coloro che nel mondo volevano partecipare al grande piano di costruzione del Daesh nel mondo. Era il primo venerdì del Ramadan del 2014. Passati tre anni, il Ramadan continua ad essere il mese prediletto dallo Stato Islamico per compiere le se più orrende stragi. È stato lo stesso Al Baghdadi ad averlo confermato nel suo video più recente, quando ha dichiarato che “Colpire i cosiddetti innocenti e i civili è per noi prezioso e particolarmente efficace, e dunque andate avanti e possiate ricevere la grande ricompensa del martirio nel Ramadan”.Il messaggio era del 26 maggio, primo giorno del Ramadan del 2017. Pochi giorni prima, a Manchester, Salmen Abedi compiva il suo macabro gesto, uccidendo ventidue innocenti durante il concerto di Ariana Grande. Subito dopo l’annuncio di sangue dello Stato Islamico per infuocare il mese sacro dell’Islam, nella notte tra il 29 e il 30 di maggio, due automobili riempite di esplosivo hanno tolto la vita a decine d’innocenti a Baghdad. Cittadini iracheni, musulmani, uccisi davanti a una gelateria mentre sfruttavano le ore notturne per sospendere il digiuno sacro. Il 31 dello stesso mese, ad essere colpita è stata Kabul: un camion bomba ha trucidato circa cento persone, sia civili sia militari, nel centro della capitale afghana. Il giorno dopo, a morire sono stati dodici persone accorse per il funerale di alcune delle vittime della strage. Il sabato successivo, è stata la volta di Londra: otto morti.Soltanto nella prima settimana del Ramadan del 2017, le persone assassinate dalla furia islamista in tutto il mondo sono state almeno 168. A queste, purtroppo, vanno aggiunte le vittime, già almeno una dozzina, provocate nella giornata di oggi dall’odioso attacco alla capitale dell’Iran, e una, a Londra, accoltellata in nome di Allah, Un mese sacro, di raccoglimento, preghiera, digiuno e purificazione, che per lo Stato Islamico, in completa perversione del suo credo, è diventato un mese di morte e di martirio.Dopo l’annuncio di Al Baghdadi del 2014, ogni Ramadan ha visto morire centinaia, se non migliaia di persone, di ogni fede e di ogni nazionalità in tutte le aree dove lo Stato Islamico è impegnato nella sua guerra terroristica. Nel 2015, fu il portavoce dell’Isis, Adnani, ad annunciare il terrore nel mese del Ramadan. E così fu: nel cosiddetto venerdì di sangue del 2015, tra 25 e il 26 di giugno, quasi a voler rimarcare la trasformazione del giorno sacro dell’Islam in un giorno di morte, morirono circa quattrocento persone a causa di attentati del Daesh. Tunisia, Kuwait, Siria, Somalia e Francia furono colpite dai fanatici islamisti. Nel 2016, furono più di trecento le persone uccise in ogni parte del mondo per la furia del Daesh: Istanbul, Baghdad, Dhaka e Orlando furono le città che soffrirono il maggior numero di vittime negli attentati rivendicati dal Califfato.Dal giorno in cui il Califfo Al Baghdadi ha proclamato la nascita dello Stato Islamico, il numero delle vittime dell’Isis durante i mesi del Ramadan ha raggiunto le duemila unità. Duemila innocenti, per la maggior parte di fede musulmana, che hanno subito la furia fanatica di un’organizzazione terroristica che ha cambiato radicalmente la natura del mese sacro dell’islam. Una perversione della fede islamica che ha le sue radici culturali proprio nel salafismo, la dottrina che professa lo Stato Islamico. Il Daesh usa il Ramadan per compiere le sue stragi e lo fa perché ritiene che il mese della purificazione non possa che essere il mese migliore per combattere il jihad nel mondo. E lo fa contro chiunque non professi la sua stessa confessione religiosa e contro chi non abbracci gli stessi ideali, siano essi europei, siano essi, soprattutto, musulmani “eretici” o “apostati”. Non a caso la comunità sciita sia irachena sia iraniana è stata quella più colpita durante il mese del digiuno, non soltanto perché rappresentano nemici sul campo della guerra per la conquista dell’Iraq e della Siria, ma soprattutto perché rappresentano la minoranza più forte e più coesa contro cui il salafismo deve lottare. Una guerra che non ammette soste, tantomeno nel Ramadan, e che diventa ideologica a tal punto da trasformare il mese più sacro in un mese di sangue e di guerra santa. Come disse Abd Allah al-Azzam, ispiratore del fanatismo di Al Qaeda, nel Ramadan “negare se stessi al jihad, è come abbandonare il digiuno e la preghiera”. Il Daesh sembra esserne pienamente consapevole.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.